fosse ai livelli Europei.
Nonostante questa carenza, nacque per volere dei responsabili dei
Corpi di moltissime città la " Federazione Tecnica Nazionale dei
Pompieri Italiani". La successiva pubblicazione del loro giornale:
" Coraggio e Previdenza" permise la divulgazione dei metodi e delle
nuove strategie per combattere il fuoco anche nelle sedi più lontane.
La rivista ricevette riconoscimenti importanti all'estero e non
mancò di presentare nuove invenzioni . Nei primi anni del secolo era
divenuta consuetudine l'incontro dei vari Corpi organizzati dalla
Federazione Nazionale. Memorabile fu quello organizzato a livello
mondiale nel 1911 a Torino. Vi furono gare, esibizioni e prove di abilità.
Fu l'occasione per parlare compiutamente di prevenzione, attività questa
che la Federazione da un decennio stava promovendo con incontri nelle scuole
del Regno. I Pompieri ebbero il patrocinio del Sovrano che presenziò ad
una delle loro giornate ma, ciò che più conta, si incontrarono a migliaia, provenendo
dalle organizzazioni più disparate. I più numerosi erano i piccoli Corpi
comunali volontari che trassero anch'essi una dovizia di motivazioni e di informazioni
sulle quali, si fondarono le proposte alle collettività che rappresentavano.
Anche gli strumenti per combattere il fuoco in quegli anni subirono un notevole
miglioramento, Milano nel 1905 si dotò di una autopompa a vapore Magirus
che viaggiava a 40 Km /h e aveva una gittata di 65 metri. Il peso e l'ingombro,
oltre ai tempi d'entrata in esercizio dei mezzi a vapore fecero ben
presto abbandonare questo tipo di autopompe a favore di quelle con motore a
combustione interna. Nasce a Milano la ditta Bergomi che produsse per
decenni automezzi per i Vigili. La neonata industria FIAT lanciò nel mercato
l'autocarro "2F" che con versioni successive motorizzò oltre che l'esercito
anche i Pompieri. Le divise con giberne, pennacchi, sciabole stivaloni e bandoliere
lasciarono il posto alle divise di panno più semplici e snelle, di colore " blu
pompiere" con bordi
rossi, l'obbligo di indossare un cinturone munito di
moschettone e picozza in servizio, completava l'uniforme un paio di stivali di
pelle e l'elmo in cuoio bollito verniciato di nero rinforzato con orli e cresta di metallo.
Successivamente nel 1851 pubblica un ulteriore trattato che descrive i metodi di spegnimento e di salvataggio delle persone. Dal Giudice rappresentava in Italia un precorritore dei tempi, un pioniere. La situazione socio-politica dell'epoca (in pieno Risorgimento) era lontana da una vera unità sotto tutti gli aspetti. Di questo periodo è la Scala Porta, dal nome del suo costruttore, adottata da tutti i maggiori Corpi Europei. Dopo il 1870 le molteplici esigenze di un nuovo Stato alle prese con
(precedente)
storia Dei Vigili del fuoco (parte 2°)
l'aggiornamento e l'unificazione dei modelli amministrativi preesistenti non prese in esame nessuna misura riguardante i Pompieri. Anzi le strutture paramilitari vennero soppresse e demandato alla discrezione delle varie municipalità, l'organizzazione e l'onere di organizzare Corpi antincendio. Da segnalare che nel resto d'Europa vi era un notevole impulso a risolvere i problemi degli incendi. In Francia erano entrate in funzione le pompe azionate da macchine a vapore (1870), gia 5 anni prima erano iniziata la posa di reti idriche antincendio nel sottosuolo. Venivano organizzati degli incontri studio fra i vari Stati e le innovazioni si susseguivano. Nel 1885 fu unificato il colore dei vari mezzi antincendio : rosso con finiture color oro. Vennero creati dei carri che usavano il vapore per spostarsi e per le pompe. Furono realizzati i primi "carri comando" con l'impiego di telegrafi e telefoni. Alla fine dell'800 le più importanti organizzazioni Europee avevano propri sistemi di comunicazione e si stava studiando l'impiego per la trazione, dei motori a combustione interna. In Italia, era ancora lontana un'organizzazione governativa che
Primo intervento massiccio dei Corpi provenienti da tutta la penisola fu il terribile terremoto a Messina nel 1908, nonostante i mezzi di comunicazione dell'epoca giunsero in tempi brevi e contribuirono al salvataggio di numerose persone. La Grande Guerra, con i primi bombardamenti impose una grave emergenza e comportò una trasformazione dell'attività di intervento dei diversi Corpi e non solo quelli più vicini al fronte. Subirono bombardamenti oltre che Venezia, Udine, Verona anche Ancona, Chieti Sondrio per citarne solo alcune e ci fu il raid su Napoli di uno Zeppelin. A Mantova si incendiò la polveriera, nel Forte di Pietole. L'azione congiunta dei Corpi di Mantova, Verona, Legnago e Vicenza contribui ad evitare l'esplosione dell'intera polveriera. Dopo la guerra il progresso delll'industria automobilistica insieme alla creatività degli ingeneri dei vari Corpi videro la luce nuovi mezzi, sempre più perfezionati per gli interventi di soccorso. Alla fine degli anni 20 furono diramate le prime norme in materia di protezione civile e quelle sul trattamento di agenti chimici ed esplosivi.