| La chiesa di S. Francesco sorge sul colle omonimo, anticamente chiamato
colle di Cafagnano, nella parte più alta del paese. Non si conosce la data di
costruzione può essere pero indicata oggettivamente nei primi decenni del
1200. La chiesa, con l'annesso vastissimo monastero, apparteneva ai Monaci
Benedettini di Farfa. Nel dicembre 1263 sotto il pontificato di Papa Urbano
IV (1261-1264), l'Abate Pellegrino dei Benedettini, con pubblico istrumento,
donava al Cardinale Gaetani, protettore e benefattore dei frati minori di S.
Francesco, il monastero e la vasta magnifica chiesa che, denominata gia
chiesa di S. Maria Grande, da allora prese il nome che ha tuttora. Dopo il
1870, il monastero e la chiesa passarono al Comune di Montegiorgio, il quale
adibì il monastero a sede municipale. La chiesa, all'esterno, e di stile
gotico-romanico, ha un magnifico portale di travertino de1 1325, opera del
maestro Gallo. Sotto il pontificato di Sisto V e precisamente nel 1585, la
chiesa subì radicali trasformazioni. Per consentire le sovrastrutture
rinascimentali, il tetto venne modificato, le pareti sopraelevate e le
capriate nascoste da una volta decorata a cassettoni. Le pareti interne
furono ricoperte di intonaco, sotto il quale sono stati scoperti degli
affreschi. L'interno modificato e dotato di numerose colonne scanalate e
molto ampio e di imponenza aulica. Testimoni del primitivo stile sono le
monofore (chiuse) con i loro ornati, nonché all'esterno, i pilastri (o
lesene) in cotto e la graziosissima cornice d'archi minuti e pensili, pure in
cotto, che corre lungo l'espluvio del tetto originario. Annessa alla chiesa
di S. Francesco è la così detta Cappella Farfense che era adibita per la
sepoltura delle famiglie nobili montegiorgesi. Di struttura gotica, e
suddivisa nella volta in quattro spazi da altrettanti costoloni. Negli anni
'50 l'antico convento è stato demolito ed al suo posto sorge il Palazzo
Comunale. La Chiesa rovinata da un fulmine e dal crollo parziale della volta negli anni '50, conserva ancora decorazioni e stucchi pregevoli, oggi si presenta degradata dall'incuria e dall'uso inadeguato. (Quando frequentavo le elementari era usato quale magazzino per i materiali di costruzione per l'attiguo Comune ed aperta a saccheggi ed asportazioni). Negli anni 80 è stata adibita a museo dell'arte contadina. In quel periodo l'interno è stato riempito dei più svariati materiali agricoli e un privato ne curava l'apertura al pubblico. Dopo la scomparsa di questa persona la Chiesa rimane chiusa e aperta solo saltuariamente. L'interno si trova nello stato che potete osservare dalla foto sotto, scattata attraverso la fessura della porta nel marzo del 2005. Ora, ad agosto il portale è stato recintato per pericolo di distacco di parti del cornicione. A quando un risanamento e una sistemazione decente dell'interno e l'apertura anche se non giornaliera al pubblico ??? . |
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Lungo il perimetro della chiesa, sulla parete, dal lato verso il comune ci sono altri segni del passato glorioso del manufatto. Segnaliamo alcune scritte in gotico che si trovano sulla parete laterale |
Particolari della Facciata
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parete sud
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| La Cappella Farfense Sola superstite dell'originario organismo gotico frammentarie composizioni illustranti la leggenda della Croce. La volta, spartita dalle ogive e dalle semicolonne che la prolungano in otto campi, comprende due serie sovrapposte di storie che si possono riferire alla metà circa del sec. XV. Vennero decorate probabilmente nell'ambiente di Antonio Alberti da Ferrara verso il 1425, nella tradizione iconografica. La leggenda della Croce non si può seguire nel suo pieno svolgimento perché taluni affreschi sono rovinati e indecifrabili. Chiare risultano soltanto alcune figurazioni: il giudeo nel pozzo, l'estrazione della Croce, la costruzione di una Chiesa, la regina Saba che non vuol traversare il ruscello sul legno della Croce, ma lo adora, forse Eraclio che tenta di entrare in Gerusalemme e sotto probabilmente l'adorazione della Croce, una processione e la verifica delle croci sugli infermi. Nelle figure si mira al caratterismo del tipo e nella vitalità espressiva, secondo i moduli eugubini, oltreché al pittoresco nei costumi, ma l'artista si presenta con personalità considerevole. Begli spunti naturalistici sono offerti dai cavalli e dalle loro eleganti bardature. La colorazione, pero, impostata su rossi chiari, marroni, celestini, bianchi variati da gialli e da verdi. Immagini della
Cappella Farfense |
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