Palazzo Sordi
via Pomponazzo
Proprietà privata


 2004  Lavori nella facciata esterna su via Pomponazzo 
Gennaio  2001 : In seguito ad una proposta fatta da Vittorio Sgarbi  si era prospettata una apertura degli ambienti al pubblico. Interpellati i proprietari, dal giornale la " Gazzetta di Mantova"  hanno gentilmente declinato l'invito e quindi il palazzo resterà chiuso al pubblico.
24 aprile 2001 dalla Gazzetta di Mantova :

La marchesa Sordi svela il suo palazzo
Maria Giuseppina Sordi, figlia dei marchesi Benedetto e Floriana,ha  scrittoper il giornale questo reportage sulla scoperta fatta in casa sua, nel palazzo di in via Pomponazzo, sopra l'enorme camino: tra le memorie delle battaglie contro i Turchi a Belgrado, le armi degli infedeli celate sotto la scagliola, la celebrazione della famiglia, c'è una scena che "fotografa" l'atto di autorizzazione di un ufficio e di una messa speciali per i Sacri Vasi da parte del papa Innocenzo XI al duca Ferdinando Carlo nel 1686, testimone l'avo Benedetto Sordi. L'incontro avvenne a Roma, in notturna, ed è documentato nelle Cronaca di Federico Amadei. Maria Giuseppina Sordi ha 28 anni, si è laureata in lettere alla Statale di Milano e sta conseguendo la specializzazione in storia dell'arte all'università di Bologna.

di Maria Giuseppina Sordi
Il culto del Preziosissimo Sangue di Cristo ha radici remote nella storia di Mantova. Secondo la nota tradizione il soldato romano Longino, convertitosi ai piedi della Croce, raccolse e conservò alcune manciate di terra impregnate del sangue del Redentore. Portate a Mantova dallo stesso Longino le reliquie suscitarono l'immediata venerazione della cittadinanza. Dopo varie peripezie esse furono poste all'interno dei Sacri Vasi nella cripta della basilica albertiana di Sant'Andrea dove sono tutt'ora conservate. Per comprendere l'importanza di questa devozione si deve ricordare che nella città di Mantova il culto del Preziosissimo Sangue aveva valenze sia religiose che politiche. Infatti, nel 1608 papa Paolo V e Vincenzo I Gonzaga istituivano l'ordine cavalleresco del Preziosissimo Sangue di Cristo, detto anche ordine del Redentore. Vi apparteneva anche l'ultimo duca di Mantova, Ferdinando Carlo Gonzaga Nevers. Il dignitario di corte Benedetto Sordi era il tesoriere del suddetto ordine.  Questo particolare storico spiega la presenza in palazzo Sordi di una raffigurazione a stucco che accanto a rappresentazioni belliche, tramanda la memoria di un importante episodio della storia religiosa seicentesca mantovana, che vede coinvolti l'ultimo duca di Mantova, il papa Innocenzo XI e lo stesso Sordi. Lo storico dell'arte Hans Hoffmann attribuì gli stucchi del salone di Belgrado al Barberini, celebre plastificatore lombardo, datandoli al 1684 circa. L'ampio salone, celebrativo delle virtù e delle glorie militari, trae il nome dal grande quadro a olio di Frans Geffels della Battaglia di Belgrado. Infatti, proprio nel 1688 l'assedio e la presa di Belgrado conclusero vittoriosamente la seconda campagna d'Ungheria contro i turchi. Tra l'esercito dei collegati, comandati dal duca Carlo di Lorena e dall'elettore Massimiliano di Baviera, si trovava anche l'ultimo duca di Mantova Ferdinando Carlo Gonzaga Nevers accompagnato, fra gli altri, da Benedetto Sordi. La decorazione a stucco della parte superiore del salone è prevalentemente costituita da scenografici trofei militari: lance e alabarde di diversa fattura, bocche di cannone, trombe e stendardi con la mezzaluna turca, scudi e quant'altro sono originali dell'epoca presi ai turchi in battaglia e poi ricoperti di stucco. Nella fascia decorativa sottostante, medaglioni con altorilievi in stucco narrano in tono encomiastico episodi leggendari della storia romana simboleggianti la virtù guerriera e l'amor di patria. Essi si alternano a dipinti raffiguranti battaglie commemorative delle campagne contro i turchi e a ritratti degli ultimi duchi di Mantova contemporanei a tali fatti. L'iconografia del festoso salone è evidente: Benedetto Sordi decide di far raffigurare imprese belliche contemporanee accanto a esempi celeberrimi di virtù militare degli antichi, a fini encomiastici, come era usanza a quel tempo. E sorprendentemente, accanto a quelle celebrazioni belliche, troviamo sul camino del salone la rappresentazione di un evento della storia religiosa della Mantova tardo seicentesca. Un altorilievo a tutto tondo ricco di figure ben caratterizzate nelle fisionomie e nelle vesti e disposte su più piani prospettici mostra l'ultimo duca di Mantova, Ferdinando Carlo Gonzaga Nevers che, genuflesso innanzi al papa Innocenzo XI, chiede l'introduzione a Mantova di speciali funzioni liturgiche attinenti al culto del Preziosissimo Sangue, per ricordarne in determinate occasioni il ritrovamento. L'avvenimento è ricordato nella Cronaca universale di Mantova dello storico Federico Amadei, che riporta la notizia del viaggio a Roma del duca di Mantova, accompagnato dal tesoriere ducale Benedetto Sordi. L'Amadei, con la consueta dovizia di particolari, riporta l'avvenimento. La cronaca è riportata nella scheda a centro pagina. Come l'Amadei, segretario del duca Carlo II Gonzaga Nevers e pressochè contemporaneo ai fatti narrati, ne dà una descrizione tanto precisa, così lo stuccatore Barberini rappresenta la scena in modo vivo e particolareggiato. Tutti i personaggi sono riconoscibili: il duca Ferdinando Carlo Gonzaga Nevers, dagli inconfondibili lineamenti, è abbigliato con sfarzo ma tiene il cappello piumato a terra in segno di riverenza, inginocchiato mentre legge la supplica dal libro che un compassato cardinale regge tra le mani. Il papa Innocenzo XI, assiso con calma e dignità sotto un baldacchino, il trono pontificale rialzato rispetto agli astanti, solleva con benevolenza la mano destra verso il duca, in atto di benedizione. Nella figura a lato del duca è riconoscibile il primate d'Ungheria con abito ad alamari, più a destra un gentiluomo avvolto in un ampio mantello tiene il cappello piumato in una mano mentre l'altra è poggiata sul cuore: dopo la lettura dell'Amadei è possibile identificarlo come lo stesso Benedetto Sordi. Ecco spiegata la presenza insolita di una scena religiosa in un salone nobiliare, ove tutto il ciclo iconografico decorativo è di carattere guerresco: il committente vuole essere ricordato come testimone attivo e partecipe della vita politica alla corte dei Gonzaga, nelle questioni militari come in quelle religiose. L'Hoffmann, basandosi sull'analisi delle fonti documentarie che testimoniano i numerosi spostamenti del Barberini e su confronti stilistici, data gli stucchi di palazzo Sordi al 1684 circa. La scoperta della datazione esatta dell'episodio rappresentato nel camino sposta la presenza a Mantova del Barberini almeno fino alla metà del 1686, in quanto l'incontro tra il duca e il papa a Roma avvenne nell'aprile di quell'anno. Aprile 1686, aprile 2001. Sono trascorsi più di tre secoli, ma il culto del Preziosissimo Sangue coinvolge ancora la devozione dei mantovani, e la tradizionale esposizione dei Sacri Vasi impegna le autorità religiose e civili della città.

liberatiarts 2001