Come ogni anno il Fai in queste giornate di primavera cerca di mostrare un luogo normalmente chiuso al pubblico. In questo,
come in tanti altri casi, oltre allo snaturamento della dimora gentilizia divenuta scuola con il passaggio dal privato al pubblico, (l'attuale proprietario è la Provincia), si erano perse le tracce della sua storia passata.
Grazie all'impegno di Gianfranco Ferlisi che, attraverso le ricerche in archivio,
ha ricostruito i vari passaggi di proprietà e i relativi committenti degli affreschi e delle decorazioni che interessano più secoli. L'aspetto tardo quattrocentesco della facciata aveva incuriosito lo studioso di storia dell'arte mantovana che, in mancanza di bibliografia, decise così di intraprendere una ricerca su chi vi abitò e su chi, in origine, lo commissionò. Nessuno infatti finora aveva nemmeno identificato il nome della famiglia che, dal Quattrocento
all'Ottocento, vi ebbe fissa dimora. I Gazini furono fra le principali famiglie nel Quattrocento
strettamente legati ai Gonzaga, erano ostili alla vecchia aristocrazia. I vari discendenti ebbero sempre ruoli di primo piano ma delle decorazioni precedenti a quelle ottocentesche restano solo poche tracce. Il palazzo passò
poi ai Rizzini con il matrimonio dell'ultima erede, Brigida, e proprio
al suo primogenito Francesco si deve questo unico esempio di pittura
risorgimentale, romantico-patriottica.
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Foto scattate durante la visita del F.A.I. |
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