Giornate di Primavera  20-21 marzo 2004
 Chiesa di San Pietro in Belforte 
Delegazione F.A.I. di Mantova
in collaborazione con : Comune di Gazzuolo
 e le classi 4^ e 5^ Scuole Elementari di Belforte

 
Esterno della Chiesa Vista dalla strada 

Prima di passare alla descrizione della Chiesa un doveroso ringraziamento a quanti hanno lavorato alla riuscita  di questo evento che ha permesso a molta gente di conoscere un'altro tassello della ricca storia di Mantova e del suo territorio. Grazie quindi  al F.A.I., al Comune di Gazzuolo, alla comunità di Belforte  e una citazione particolare per le classi 4 e 5 della scuola elementare di Belforte che hanno coadiuvato le guide"ufficiali" del F.A.I. -. Gli alunni delle scuole locali,  si sono alternati nell'accompagnare nelle due giornate di apertura i visitatori ed hanno, con sapiente maestria, illustrato gli aspetti geneologici della famiglia Gonzaga con un'attenzione particolare verso quel ramo che diede lustro a Gazzuolo ed a  Belforte.
Pietro Liberati

 
Alcuni degli alunni di Belforte che si sono alternati come "guide in erba" del F.A.I.

CENNI STORICI 
(Scheda a cura di Sebastiano Loatelli e Alessia Tartarini)

La Chiesa di S. Pietro è molto probabilmente, una delle cappelle fondate per volere di Ansa regina longobarda (VIII secolo) lungo il corso del fiume Oglio. Il primo documento che accenna all'edificio sacro è una permuta del 966 avvenuta tra il vescovo di Cremona e il conte Wilfredo dove si parla di cappella di S. Pietro in Via Cava. In un'altra permuta del 1034, invece, non si parla più di cappella, ma di chiesa. È, quindi, probabile che la costruzione, in questo periodo, abbia subito delle trasformazioni. Altri documenti del XII secolo confermano la proprietà di Via Cava ai benedettini che svolsero un ruolo importante sul territorio sia dal punto di vista religioso che sociale, bonificando le campagne paludose. Tra il 1478 e il 1479 Gianfrancesco Gonzaga divenne signore di queste terre ed insieme alla moglie Antonia del Balzo diede vita a Gazzuolo ad una corte raffinata che vide la presenza di molti intellettuali ed artisti come Ludovico Ariosto, Bernardo Tasso, Matteo Bandello, Baldassarre Castiglioni e Pier Jacopo Alari Bonacolsi detto l'Antico. Contemporaneamente al fiorire di questa situazione la chiesa di s. Pietro assunse un ruolo sempre più importante divenendo pantheon gonzaghesco pur mantenendo sempre la sua funzione originaria d parrocchiale, tanto è vero che in documenti quattrocenteschi, relativamente a Belforte si parla di due chiese parrocchiali una dedicata a s. Bartolomeo e una a S. Pietro. Nel 1506 Pirro Gonzaga, figlio di Gianfrancesco affidò il complesso religioso ai frati Girolomini e in questo periodo chiesa e convento vennero modificati, forse ricostruiti. Dal 1704 al 1773, S. Pietro venne affidato ai Gesuiti di Mantova che ne fecero un luogo di villeggiatura da maggio ad agosto. Alla soppressione dei Gesuiti la chiesa e il convento passarono, prima al Fisco di Mantova, successivamente a Domenico Petrozzani, quindi nel 1840 a Giuseppe Raimondi che nel 1869 lasciò l'intero complesso alla comunità di Belforte. La chiesa venne riaperta al culto nel 1893 e poi definitivamente chiusa attorno al primo decennio del ventesimo secolo avviandosi verso un inarrestabile declino con crollo parziale del tetto già nel 1924. Durante la seconda guerra mondiale venne utilizzata come granaio e magazzino; negli anni Sessanta parzialmente restaurata, con rifacimento del tetto che però è crollato nuovamente il primo aprile del 2000 per essere riparato a spese del Comune di Gazzuolo cui l'edificio ora appartiene. 

CARATTERISTICHE ARCHITETTONICHE

LA FACCIATA
Alta e stretta, con un rosone, sormontato da  stemma dipinto, ricorda nello sua, pur contenuta verticalità e nei contrafforti, modelli tardogotici ancora in uso ai primi del Cinquecento quando l'edificio subì una radicale trasformazione.

Il portale chiaramente risente dell'influenza giuliesca ed è collocabile intorno alla seconda metà del XVI secolo. In epoca settecentesca vi è l'inserimento dello stemma  del cardinale gesuita Tolomei.

Sotto il tetto, nelle fiancate corre una cornice dentellata di gusto protorinascimentale, mentre le finestre sono visibilmente di stile barocco.

Accorpato ad un lato vi è il campanile, tipica torre campanaria romanica dell'XI° secolo con le bifore inframmezzate da una colonnina e la copertura a tettoia.

    


INTERNO 

Spoglio e devastato dall'incuria senza più tracce di arredi sebbene quanto ancora rimane, porti i segni sul piano architettonico di rifacimenti settecenteschi. Si possono intravedere i resti della volta a botte, elemento tipico dell'architettura gesuitica, mentre non restano più tracce degli altari che dovevano essere nel XVIII secolo in numero di tre laterali più l'altare maggiore, mentre nel secolo precedente i documenti parlano anche della presenza di cappelle laterali.Tra i vari quadri che ornavano la chiesa la "Sacra Famiglia" di Teodoro Ghisi donato a Monsignor Parazzi, parroco di S. Maria in Castello a Viadana, (dove ora si trova, come ricompensa per aver sovrinteso ai lavori di restauro della parrocchiale di Belforte fra il 1879 e il 1880) e quello di s. Girolamo ora nella parrocchiale di Belforte. Rimangono, oltre ad un affresco cinquecentesco sotto l'arco trionfale, una loggetta rinascimentale appena dopo l'ingresso, che fungeva da cantoria e alcune lapidi sepolcrali di notevole interesse tra cui:

1-Tomba di Antonia Del Balzo. Nell'epigrafe vi è scolpito, a mezzo rilievo, lo stemma dei Del Balzo e, più sotto, un altro piccolo stemma marchionale della parentela, mentre alla base due aquile relative allo stemma dei Gonzaga. Sulla destra vi è rappresentata la stella dei Re Magi da cui Atonia discenderebbe. 
2 -Loculo famiglia Falconi 
-Loculo della famiglia Raineri.
-Loculo famiglia Cameraria Cesena 
-Tomba dei Pico della Mirandola. 
6- Monumento alla marchesa Isabella Gonzaga moglie di Rodolfo II Gonzaga signore di Poviglio e Luzzara.
7 Pala d'altare

Le tombe furono violate dai soldati della repubblica cisalpina ( a cavallo tra XVIII e XIX secolo) alla ricerca di un fantomatico tesoro.Nel 1890 il direttore dell'archivio di Stato di Mantova, fece alzare la lapide rinvenendo resti mortali di diversi personaggi così da far ritenere che la tomba sia stata sepolcro ad altre persone della famiglia Gonzaga.


I Testi sono liberamente tratti dalle note redatte dall'Organizzazione in occasione delle aperture F.A.I. ed a cui hanno collaborato: 
Alfredo Balzanelli, Maria Grazia Bergamaschi, Classi 4 e 5 scuole elementari di Belforte, Gianfranzco Ferlisi, Nida Loatelli, Sebastiano Loatelli, Tatiana  Neri, Anna Maria Pietrobelli, Achille Salvagni, Giovanni Sartori, Luigi Saviola, Stefano Sarzi Amadè, Alessia Tartarini, Sara Valdesturlo 

L'autore ringrazia  l'Organizzazione, le Guide i Volontari
 per la cortesia e disponibilità durante la visita.  

F.A.I. Delegazione di Mantova 
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