Palazzo-Torre del Podestà
Piazze: Erbe-Broletto-vie:Broletto-Sottoportico dei Lattonai
Proprietà Comunale e privati

La visita del FAI  al Palazzo del Podesta piazza Erbe


La folla in attesa dell'apertura sabato pomeriggio

   

La presentazione della visita apparsa sulla Gazzetta di Mantova a cura di Giancarlo Ferlisi*, della Il dott. Giancarlo FerlisiDelegazione mantovana del F.A.I.  
Nella Giornata di Primavera del Fai si sono aperte le porte del Palazzo del Podestà: agli occhi di tutti i partecipanti si è reso visibile il racconto inciso sulle pietre di questa colossale struttura. Al di là dei prospetti fancelliani si cela infatti uno straordinario spazio di quasi 7mila metri quadrati, scandito in otto diversi livelli. Il pubblico è stato condotto, innanzitutto, in una sala con volta a botte, un antico oratorio del primo Quattrocento, in cui si intravede, sotto un'esile scialbatura di colore, un intreccio di margherite (simile a quello che si può ammirare, ad esempio, sulla volta della grande sala della Masseria) che fanno da corona a uno stemma gonzaghesco. La decorazione presenta vari cartigli con iscrizioni in cui, anche se con fatica, si possono ancora leggere massime devozionali, come 'tecum domine redeo' (con te Signore ritorno) oppure 'in Deo valere predicate' (predicate che il vero star bene è in Dio). Il tour si è soffermato sulle pareti affrescate per scoprire così l'arma con cimiero del nobile Ermaclide Suardi, podestà nel 1472 e nel 1473. E poi ancora, si potrà osservare lo stemma gonzaghesco, retto da due putti mantegneschi, che sovrasta quanto rimane dello stemma di Leonello degli Assassini, un giurisperito ferrarese. Nel lungo corridoio al secondo piano del palazzo erano state affrescate altre numerose insegne araldiche, a ricordo dei vari podestà. Il corridoio si chiude con uno stemma gonzaghesco caratterizzato dai quarti dei Paleologo del Monferrato. Da qui il passaggio nell'Arengario la facciata che guarda l'odierna piazza Broletto attraverso le aperture di due trifore che rimandano a rifacimenti novecenteschi del Palazzo della Ragione. Nello spazio coperto del ponte che collega il palazzo del Podestà alla Masseria, si ritrovano tracce di affreschi dell'inizio del Duecento. Sulle pareti, segnate da decenni d'incuria, affiorano gli intonaci esterni a finto mattone della Masseria, decori risalenti alla prima metà del Duecento, quando il voltone ancora non era stato edificato. Della seconda metà del Duecento sono invece i decori, depositati sopra i profili originali delle finestre dell'antico palazzo, decori a fiori neri su fondo bianco o a stelle nere. Sopra le tracce di tali ornamentazioni si sovrappongono i successivi fregi cinquecenteschi con putti fitomorfi, mascheroni e girali. Sotto tali fregi si inserivano altre insegne araldiche podestarili, insegne di cui oggi sopravvivono residue tracce. Il passaggio coperto, edificato nel 1298, fu diviso, intorno al 1442, da un solaio. Nel cosiddetto Arengario si realizzarono allora due aule sovrapposte, rispettivamente di 107 metri quadri per ambiente. Murature senza ammorsature testimoniano, più dei documenti, che il cosiddetto Arengario, la struttura voltata che incornicia l'attuale via Ardigò nasce dopo la delineazione della facciata del palazzo del podestà nel 1241. Fortunatamente, negli anni Quaranta del Novecento, il progetto di restauro degli interni non arrivò a compimento e molte tracce del tempo sono una testimonianza straordinaria delle modifiche avvenute nei secoli. Lungo il percorso di visita molti piccoli affascinanti interrogativi così come tante grandi questioni rimarranno, ovviamente, controverse. I visitatori hanno raggiunto anche lo spazio superiore allo scomparso oratorio dei Giustiziati. Esattamente sulla volta che collega il Palazzo della Ragione al Palazzo del Podestà sopravvive infatti ancora la seicentesca cappella. La volta affrescata da Giambattista Caccioli è tuttora splendida. In un intreccio di sacro e profano, la colomba dello Spirito Santo sorvola due giri concentrici di angeli mentre, in basso, su ognuno dei quattro lati, si profilano le immagini di quattro dottori della chiesa. Si è prossimi a un evento assolutamente importante: metterà alla prova la sensibilità e la capacità del nostro tempo di rendere ancora vivo e funzionale uno degli edifici più caratteristici della tipologia italiana del palazzo comunale. Il luogo, la storia e il ruolo antico di questa costruzione meritano in tal senso l'attenzione e il rispetto di tutta la comunità e davvero spetterà un sincero ringraziamento a chi saprà portare avanti questo difficile e complesso compito.
 Gianfranco Ferlisi
(*storico, responsabile dell'Archivio della Provincia)


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