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Il primo marzo del 1504 il nome del grande artista si lega alla vicenda della
cappella (la prima a sinistra dell’ingresso alla Basilica) già nel 1481
intitolata a san Giovanni Battista. Nel suo testamento infatti Mantegna dispone
di esservi sepolto e prescrive di decorarla entro un anno dalla sua morte.
Oggi, appena varcata la soglia d’accesso del sacello, si possono cogliere, con
immediatezza, le limpide geometrie dell’umanesimo architettonico: sul modulo
della pianta, pressoché quadrata, si innalzano pareti scandite da arconi a tutto
sesto, profilati da cornici in cotto. In alto, su un tamburo cilindrico, si
eleva una calotta semisferica: una scelta che ripropone l’accostamento del
modulo del cerchio e del quadrato.
Sulla parete di fronte all’ingresso si presenta al visitatore, con straordinaria
evidenza, La sacra famiglia e la famiglia del Battista, ritenuta da molti opera
tarda e autografa del Mantegna, da altri attribuita sempre al Mantegna ma con
interventi di aiuti; in basso il paliotto, nel quale si distinguono stemmi
araldici dell’artista.
Sulla destra si può osservare Il battesimo di Cristo, un dipinto in genere
attribuito a Francesco Mantegna, uno dei figli dell’artista, non lontano
comunque dai modi dello stesso maestro.Il terzo quadro, collocato a sinistra dell’ingresso, raffigura La visitazione di Maria a sant’Elisabetta, una tela che rimanda al manierismo, databile ad anni
compresi tra il 1560 e il 1575.

Su tutte le pareti, all’interno del piccolo ambiente, è proposto un ciclo
affrescato coerente e unitario da ascriversi all’idea progettuale del Mantegna:
un’idea maturata dopo l’esperienza pittorica per la cappella papale di San
Giovanni Battista nei palazzi vaticani (distrutta nel XVIII secolo). La campagna
decorativa del sacello, iniziata dopo la morte del pittore (13 settembre del
1506), è databile, secondo alcuni, all’anno immediatamente successivo (1507),
secondo altri al periodo tra il 1506 e il 1516.
Sulle due pareti laterali sono effigiati, fra eventi biblici e figure diverse,
episodi riferiti alla memoria di san Giovanni Battista: l’Annuncio dell’angelo a
Zaccaria e La decollazione del Battista.
Nel loro insieme i comparti affrescati, compresi gli affreschi della parete
d’ingresso, esprimono concettualmente, per astrazione, una sintesi tra vita
attiva e vita contemplativa, un itinerario dell’anima verso la salvezza: un
progetto coerente dunque anche con le caratteristiche sepolcrali della cappella.
L’apparato decorativo è dovuto a pittori vicini al maestro e al giovane
Correggio che, nei quattro pennacchi sotto la cupola, dipinge i quattro
evangelisti. Sopra il fregio affrescato a monocromo, tra le cornici del tamburo,
una raffigurazione ricca di simboliche allusività al paradiso si distende sulla
superficie della calotta che chiude verso l’alto la Cappella.
In questo spazio nessuno che non appartenesse alla famiglia Mantegna poteva
essere sepolto. La lapide che possiamo oggi osservare sul pavimento così recita:
«Le ossa di Andrea Mantegna, famosissimo pittore, insieme con i due figli, sono
state poste nel sepolcro costruito ad opera di Andrea Mantegna [suo] nipote per
parte di figlio. 1560».
Infine, accanto alla tomba del Maestro, si trova un busto bronzeo (collocato
nella cappella il 21 ottobre 1516) che, nel 1560, lo Scardeone attribuì allo
stesso Mantegna. Molti altri studiosi, tra i quali Lightbown e Radcliffe, sono
dello stesso parere. Nel marmo sottostante il busto, posto contro un clipeo di
porfido, è inciso l’adespoto distico elegiaco
ESSE PAREM
HVNC NORIS
SI NON PREPO
NIS APELLI
AENEA
MANTI(n)IÆ
QVI SIMVLACRA
VIDES |
(Tu che vedi le bronzee sembianze del Mantegna, saprai che questi è pari se
non superiore ad Apelle).
(Testo a disposizione dei
visitatori in occasione dell'apertura al pubblico per la mostra: "A casa
di Andrea Mantegna" (26-2/5-6 2006) nel V° centenario della morte dell'artista.
Consigli per la mostra "A casa di Andrea
Mantegna" (26-2/5-6 2006)
Consigli per la mostra "Mantegna a
Mantova 1460-1506 " (16-9-06/14-1 2007)
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