I Carabinieri in terra Mantovana 


Questa è un sunto sulla ricerca che ho intrapreso riguardo alla presenza dei Carabinieri a Mantova e Provincia, dall'annessione al Regno d'Italia fino ad oggi.  Pietro Liberati
I Carabinieri oggi sul territorio

Brevi cenni storici dell'Arma dei Carabinieri

Dopo la caduta di Napoleone e con la successiva restaurazione nel Regno di Sardegna ad opera di Vittorio Emanuele I° vi fu la necessità di avere una milizia che vigilasse sull'ordine e la sicurezza pubblica, ciò fu fatto traendo esempio dalla Gendarmeria francese. Il 13 luglio1814 con le Regie Patenti fu istituito il "Corpo de' Carabinieri Reali" che doveva vigilare sulla pubblica e privata sicurezza ed in caso di guerra, quale I° Corpo dell'esercito, contribuire alla difesa dello Stato. Un assetto articolato in Divisioni, Compagnie, Luogotenenze e Stazioni permetteva un controllo capillare sul territorio. Corpo delegato alla sicurezza del re, partecipò a tutte le battaglie del Risorgimento e nel 1861 fu trasformato in Arma . Nel 1868 fu costituito uno speciale reparto di Carabinieri a cavallo denominato successivamente "Squadrone Carabinieri Guardie del re" che con modificazioni successive è giunto fino agli odierni "Corazzieri". Oltre alla presenza in prima linea durante le guerre succedutesi nel secolo scorso, da quelle coloniali alla lotta di liberazione, i Carabinieri si distinsero per l'abnegazione e l'impegno verso le popolazioni nelle numerose calamità naturali che sconvolsero il territorio Italiano. Questo fu riconosciuto con l'attribuzione del titolo di Arma Benemerita e dalle numerose medaglie al valor civile che ornano la Bandiera oltre a quelle al valor militare. Fin dai primi del '900, i Carabinieri sono inviati, quale corpo di polizia d'elite, in missioni all'estero. Divenuta quarta Forza Armata della Repubblica, l'Arma dei Carabinieri attraverso un sapiente rinnovamento è riconosciuta oggi come una delle prime polizie a livello mondiale.



 Carabinieri  a Mantova 

1848
Quasi tutti gli eventi del Risorgimento, videro il territorio mantovano al centro di scontri e di sanguinose battaglie in cui i Carabinieri,  primo Corpo dell’esercito piemontese, presero parte.  I Carabinieri parteciparono alle battaglie di Valeggio, Monzambano, Pozzolo e alla conquista di Goito ( il 9 aprile), in cui ebbe il battesimo del fuoco il nuovo corpo dei Bersaglieri e si distinsero i Granadieri di Sardegna comandati dal futuro re Vittorio Emanuele II.  In questa fase i piemontesi, stabilito il quartier generale a villa Cavriani di Volta Mantovana, avevano circondato Peschiera e per tre quarti Verona, mentre Mantova veniva sorvegliata lungo il Mincio ed il torrente Osone fino al Po, da Goito a Borgoforte.

Dopo le prime scaramucce vittoriose sorsero reazioni contrastanti fra i diversi sovrani italiani, sospettosi nei confronti del re di Savoia tanto che dopo il discorso papale del 29 aprile, ritirarono le truppe regolari, per cui l'esercito sabaudo rimase da solo con i volontari ad affrontare l'armata austriaca comandata dal maresciallo Radetzky, un abile militare che dal 1831 era governatore della Lombardia.

A Pastrengo (VR) il 30 aprile 1848, tre squadroni di Carabinieri, scorta del Re Carlo Alberto, che da Volta Mantovana si era spinto verso la prima linea, con un'epica carica seminarono il panico nelle linee austriache che si ritirarono, meritando alla bandiera la prima medaglia d'argento al valor militare. Carlo Alberto, non prosegue l'intenzione iniziale di disgregare il Quadrilatero delle fortezze entrando nel cuore del Veneto. Probabilmente si aspettava una insurrezione come a Milano delle città di Mantova e Verona ed in quel contesto sarebbe stato molto più semplice occuparle, ma i rivoluzionari veronesi erano a Governolo, insieme alla Colonna mantovana ed ai volontari modenesi, impegnati nel tentativo di interrompere i rifornimenti provenienti da Legnago (24 aprile).

Questa sosta nelle operazioni belliche permise agli austriaci di riorganizzare le proprie file e forti di oltre 35.000 uomini si mossero il 29 maggio da Mantova con tre distinte colonne.  Una in direzione di Cremona a ridosso del lago, l'altra verso Montanara, mentre la terza si dirige verso Buscoldo con lo scopo di prendere alle spalle le forze dislocate a Levata e Montanara. Sull'esile linea difensiva predisposta lungo 30 km, erano dislocati alcuni reparti regolari ed i 6.000 volontari composti dagli universitari toscani e da un battaglione di Napoletani con sei cannoni, al comando del generale De Auger. Le intenzioni di Radetzky sono quelle di travolgere le esili difese per proseguire verso Goito così da stringere i piemontesi in una morsa verso Peschiera. Contro un nemico quattro volte superiore la resistenza dei Volontari Toscani fu encomiabile, per sei ore tennero testa agli austriaci da Curtatone a Montanara fino a che non vennero sopraffatti dalla superiorità nemica. Tra i caduti, Leopoldo Pilla in combattimento e per le ferite, Ferdinando Landucci che comandavano i volontari. A Landucci docente toscano venne intitolata nel 1866 la caserma ricavata nell’ex convento di San Domenico. 

Tra i superstiti, lo scrittore Carlo Lorenzini più noto con il nome di Collodi.  Stranamente Radetzky non proseguì verso Peschiera e il giorno successivo negli scontri tra Goito e Guidizzolo, gli austriaci furono sconfitti. Dopo la vittoria, giunse la notizia della conquista di Peschiera dove i Carabinieri meritarono altre due medaglie di bronzo. Ancora una volta Carlo Alberto non seppe approfittare della vittoria e inseguire gli austriaci e saldarsi con i volontari che avevano occupato Padova, Vicenza e il Cadore così da chiudere il cerchio intorno al quadrilatero impedendo i collegamenti con l’Austria. Dopo la sconfitta, l'esercito asburgico in rotta, compie razzie e saccheggi nei comuni di Casaloldo, Guidizzolo, Castellucchio, Ospitaletto e Rivalta. Anche a Mantova avvengono saccheggi il più importante dei quali è la trafugazione e dispersione dei Sacri Vasi, due contenitori d'oro risorgimentali attribuiti al Cellini in cui era conservato il Sangue di Gesù.

A giugno Radetzky rinsaldate le truppe riconquista Padova e Vicenza ritornando padrone del Veneto riposizionandosi a Verona. Garibaldi, appena rientrato dal sudamerica, si recò il 5 luglio nel quartier generale, spostato ora a Roverbella, al cospetto del re per: "offrire, senza rancore il mio braccio e quello dei compagni a colui che mi condannava a morte nel '34". Il suo aiuto viene declinato tanto che il "Generale" nelle sue memorie scrive: " Io avrei servito l'Italia agli ordini di quel re come avrei servito la repubblica...io correvo da Genova a Roverbella, da Roverbella a Torino, da Torino a Milano senza poter ottenere di servire il mio paese a nessun titolo." Un'altro scontro favorevole ai piemontesi avvenne a Governolo il 18-19 luglio in cui si distinse il luogotenente Trotti, a cui è intitolata l’attuale caserma dei Carabinieri in via Chiassi, che ricevette una medaglia d’argento al valor militare.

Nel proseguo delle operazioni i Carabinieri presero parte anche agli scontri che si susseguirono dal 22 al 27 luglio a Verona, Santa Lucia, Custoza, Volta Mantovana, Goito, che determinarono la ritirata dell’esercito piemontese e che sono ricordati come la battaglia di Custoza. Le conseguenze peggiori della sconfitta e del successivo ritiro dei piemontesi, nel mantovano, le sopporto la città di Sermide che dopo una strenua resistenza il 29 e 30 luglio fu messa a ferro e fuoco e bruciata dagli austriaci. Portata ad esempio dal Generale Von Welden che in un suo proclama scriveva "Guai a coloro che restano sordi alla mia voce, e s'arrischiano di fare resistenza! Gettate lo sguardo sulle ancora fumanti rovine di Sermide i suoi abitanti hanno osato far fuoco sui miei soldati ed il paese venne tosto distrutto". Per questo, la città, fu insignita di medaglia d’oro, ... dopo 51 anni!

Dopo un tentativo di riscossa dei piemontesi intorno a Milano fallito il 9 agosto, il generale Salasco firmò l'armistizio con gli Austriaci rientrando all'interno dei confini segnati dal Ticino. Alla guerra contro l'Austria avevano partecipato, come volontari, migliaia di democratici e mazziniani, i quali, pur affiancando l'esercito sabaudo, lottavano perché l'Italia, una volta liberata dagli Austriaci, diventasse una repubblica. Dopo la sconfitta di Carlo Alberto, rimasero da soli a combattere per l'indipendenza italiana: a Venezia con la Repubblica di San Marco; a Firenze con un governo democratico. A Roma dopo la fuga a Gaeta del papa fu proclamata la Repubblica Romana (9 febbraio 1849), guidata da Mazzini, Aurelio Saffi e Carlo Armellini. Le intenzioni erano di organizzare una Costituente nazionale allo scopo di costruire un'Italia unita e repubblicana.

1849
Carlo Alberto, allarmato per tali affermazioni, tentò di recuperare credibilità ripudiando il trattato e riaprendo le ostilità con l'Austria, il disastro fu immediato. L'esercito piemontese subì una tremenda sconfitta a Novara, il 23 marzo 1849, nello stesso giorno insorse Brescia. Dopo la sconfitta piemontese, gli austriaci si rifiutarono di firmare la pace con Carlo Alberto che abdicò in favore di suo figlio Vittorio Emanuele II° e si ritirò in esilio in Portogallo, dove morì pochi mesi dopo. La rivolta di Brescia, grazie all'arrivo di truppe da Milano e Mantova fu vinta dopo dieci giorni di scontri che le meritarono il titolo di "Leonessa d'Italia ". In giugno Roma fu presa d'assalto dai Francesi e, dopo un mese di eroica resistenza in cui morì, tra gli altri Goffredo Mameli, fu costretta ad arrendersi. Più lunga fu l'agonia della Repubblica di Venezia: assediata dall'esercito austriaco dal 2 aprile, colpita dalla fame e dal colera, resistette fino al 23 agosto.

1850-1858
Dopo la sconfitta, il Piemonte era notevolmente cambiato, grazie alle capacità politiche di Camillo Benso conte di Cavour. Primo ministro dal 1852, Cavour, aveva in pochi anni, fatto del Regno di Sardegna uno Stato economicamente prospero anche se non poteva reggere il confronto con l'Inghilterra e la Francia, era comunque all'avanguardia nella nostra Penisola. Cavour, di convinzioni liberali, aveva saputo creare in Piemonte un clima di tolleranza e di apertura, limitando le interferenze della Chiesa in campo politico. Questo clima aveva attirato in Piemonte molti esuli, perseguitati negli altri Stati italiani, più di 20.000 persone, tra i quali alcuni dei più noti intellettuali dell'epoca. Ricca di fermenti ideali Torino stava diventando la capitale morale dell'Italia, prima ancora di diventarne, la capitale politica. Queste condizioni favorevoli si trasformarono in una realtà politica grazie all'abile e spregiudicata azione diplomatica promossa da Cavour. Egli comprese infatti che l'unificazione dell'Italia poteva essere raggiunta soltanto con l'aiuto delle grandi nazioni europee che avevano interesse a limitare il potere dell'Austria. Mirò dunque a suscitare l'interesse di quei Paesi per la causa italiana cercando di favorirne la politica per guadagnarne l'alleanza. L'occasione si presentò nel 1854, quando scoppiò la cosiddetta guerra di Crimea, condotta da Inghilterra e Francia contro la Russia, che aveva voluto approfittare della crisi dell'impero turco per allargare i propri domini. Anche se la questione non toccava l'Italia, nel 1855 Cavour inviò in Crimea 18.000 soldati, tra cui Carabinieri al comando del Capitano Trotti, già distintosi a Governolo nel ’48, per combattere a fianco della Francia e dell'Inghilterra. Queste due potenze, dopo la vittoria, nel Congresso di Parigi (1856) tacitamente autorizzarono il Piemonte a farsi promotore dell'unità italiana.  Il primo ministro piemontese e l'imperatore francese si incontrarono segretamente a Plombieres (in Francia) il 20 luglio 1858, e Napoleone III, promise un appoggio militare in caso di attacco da parte dell'Austria. Ora non restava a Cavour che provocare l'attacco dell'Austria. Mentre diventavano sempre più evidenti i preparativi per la guerra, il re Vittorio Emanuele II dichiarava pubblicamente di non essere insensibile al "grido di dolore" (cioè al desiderio di indipendenza) che si levava dall'Italia

1859
L'Austria chiese al Regno di Sardegna che cessassero le manifestazioni di ostilità e venissero sciolti i corpi volontari che si erano ammassati in Piemonte, ma il re  respinse l'ultimatum. Il 26 aprile 1859, l'Austria dichiarò aperte le ostilità dando inizio alla seconda guerra d'indipendenza. Il comando delle operazioni fu assunto da Napoleone III, che vinse gli Austriaci a Palestro, Montebello e Magenta, ed entrò a Milano insieme a Vittorio Emanuele II, mentre Garibaldi, che per l'occasione aveva formato il corpo dei "Cacciatori delle Alpi", batté gli Austriaci a Varese, San Fermo e Brescia. Il 24 giugno Francesi e Piemontesi riportarono una seconda vittoria a Solferino e San Martino. Fu una battaglia terribile e sanguinosa morirono 40.000 soldati, 1566 ufficiali, 9 generali e tre feldmarescialli. I feriti a migliaia, solo a Castiglione delle Stiviere ne furono curati 25.000, riempirono case, chiese, conventi e le stesse piazze e strade. Una babele di lamenti e urla, francesi, austriaci, croati, slavi, rumeni ed italiani uniti nella comune sventura. La popolazione civile spronata e guidata da Monsignor Barzizza si prodigò senza sosta per assistere e curare la moltitudine di feriti. Napoleone III, l’anno successivo gli conferì la Croce della Legion d’Onore per l’opera instancabile di soccorso, insieme alla popolazione, verso i soldati di ogni nazionalità nei giorni successivi la battaglia. Lo spettacolo del campo di battaglia, la generosità, volontaria e disinteressata delle popolazioni servi da spunto allo svizzero Henry Dunant per impostare le basi della Croce Rossa da lui fondata a Ginevra nel 1863.

I Carabinieri per volere del re non furono impiegati come forza combattente, ma furono utilizzati come informatori, inviati travestiti nelle contrade e paesi per segnalare gli spostamenti delle truppe nemiche. A questo punto, però, le cose non andarono come Napoleone III aveva sperato. Nei Ducati di Modena e Parma, in Toscana e nello Stato Pontificio scoppiarono moti di rivolta che chiedevano l'annessione al Piemonte. I cattolici francesi ancora una volta si schierarono dalla parte del Papa, premendo perché Napoleone abbandonasse la guerra. Costui temeva inoltre che il Piemonte diventasse troppo forte. In queste condizioni l'imperatore abbandonò la guerra, firmando un armistizio separato con l'Austria, a Villafranca, nel luglio 1859. La Lombardia, ad eccezione di Mantova e circa metà della sua attuale provincia, veniva ceduta alla Francia che l'avrebbe poi ceduta al Piemonte in cambio di Nizza e della Savoia. Vittorio Emanuele II non volle proseguire i combattimenti senza l'alleato francese, nonostante le esortazioni di Cavour, il quale per protesta dopo un'accesa discussione tenutasi a villa Melchiorri di Monzambano si dimise.

1860
In Toscana, in Emilia, a Modena e a Parma l'11 e il 12 marzo 1860 si svolsero dei plebisciti che decretarono l'annessione al Regno di Sardegna. Dopo il fallimento di una rivolta a Palermo (aprile 1860), Garibaldi mise insieme un esercito di volontari che avrebbe dovuto "liberare" dal dominio dei Borbone l'Italia meridionale “La spedizione dei Mille”. Il piccolo esercito delle "camicie rosse", ebbe una serie di successi militari e dopo avere conquistato la Sicilia, Garibaldi sbarcò in Calabria. Pochi giorni dopo entrò trionfalmente a Napoli, mentre Francesco II fuggiva a Gaeta. A questo punto Cavour convinse Napoleone III° che i Piemontesi avrebbero dovuto occupare lo Stato pontificio per impedire a Garibaldi di giungere a Roma. Le truppe piemontesi occuparono le Marche e l'Umbria, sconfiggendo l'esercito papale a Castelfidardo (AN) il 18 settembre 1860. Quando Garibaldi, nella battaglia del Volturno, sconfisse definitivamente i borbonici, lo stesso Vittorio Emanuele II si mise alla testa delle truppe sabaude per impedirgli di marciare su Roma. Il 26 ottobre 1860 nei dintorni di Teano avvenne lo storico incontro in cui Garibaldi, salutò Vittorio Emanuele II "re d'Italia", e gli consegnò i territori da lui conquistati.

Nello stesso mese di ottobre del 1860 nell'ex Regno Borbonico si tennero i plebisciti che decisero l'annessione del Regno delle Due Sicilie, al Piemonte. Anche le Marche e l’Umbria dichiararono la volontà di far parte del Regno di Sardegna con il plebiscito tenutosi il 4 novembre. 

1861
Il 24 gennaio 1861 con una serie di decreti si provvide a riorganizzare l’esercito, anche il Corpo dei Carabinieri già primo corpo dell’esercito fu elevato al rango di Arma, incrementato l’organico con l’assunzione dai vari corpi di gendarmi degli stati incorporati nel Regno di Sardegna. Nei mesi successivi vennero istituite 14 Legioni di cui una Allievi, l’organico ammontava a 503 ufficiali e 17958 tra sottufficiali e carabinieri. Vennero istituite nei territori conquistati nuove Stazioni, compresa la metà della provincia mantovana che fu ripartita tra Brescia e Cremona. Ulteriori incrementi si ebbero negli anni seguenti. Il 17 marzo 1861 con la legge n° 4671 il parlamento del regno di Sardegna assume la denominazione di Regno d’Italia, con Roma capitale di diritto (27 marzo), anche se ancora del Papato. Il tentativo di Garibaldi di forzare gli eventi con una spedizione verso Roma costrinse il governo del neo Regno a mandargli contro l’esercito, che lo fermò in Aspromonte dove venne ferito il 29 agosto 1862. In seguito venne arrestato dai Carabinieri. Successivamente liberato si “ritirò momentaneamente” a Caprera. Con una Convenzione” stipulata con i francesi nel settembre 1864 il Regno d’Italia rinunciava (per il momento a Roma capitale) impegnandosi a difendere gli attuali confini dello Stato Pontificio e optò per il trasferimento della capitale del Regno da Torino a Firenze . 

1866
Nella terza guerra d'indipendenza, i Carabinieri impiegati furono 51 ufficiali e 940 sottufficiali e truppa, perché di più non si poteva distogliere dalla lotta al brigantaggio. Infatti in quel periodo, nell’Italia centro-meridionale, sobillati dai vecchi regnanti e per la scarsa accortezza della politica governativa, imperversavano bande di briganti. Mentre gli italiani si preparavano alla guerra arrivò l’offerta dell’Austria, attraverso Napoleone, di non belligeranza in cambio di tutto il Veneto. Il 12 giugno, era stato firmato un accordo segreto tra Austria e Francia per la cessione del Veneto in caso di non intervento italiano. Il re, come del resto i suoi ministri volevano oltre al Veneto anche il Trentino, Trieste e l’Istria e con la scusa di non poter trattare una pace separata dall’alleato prussiano, iniziò le ostilità. Dopo la sconfitta nella battaglia di Custoza, il 24 giugno, i Carabinieri, difesero eroicamente a Monzambano, il ponte sul fiume Mincio con il Luogotenente Alberto Persiani, permettendo al grosso dell’esercito di ritirarsi indenne. Il 3 luglio la Prussia, alleata del Regno d’Italia contro l’Austria, ottenne una schiacciante vittoria a Sadowa. Dal 6 al 18 luglio il capitano Luigi Bottone e i suoi Carabinieri parteciparono all'assedio dei forti di Motteggiana, Bocca di Ganda, Rocchetta e il Forte Centrale di Mantova. Anche in questa seconda fase i Carabinieri Reali non mancano di segnalarsi. Il tenente Domenico Montanari, decorato con medaglia d'argento, muore il 5 luglio nella munita piazzaforte di Borgoforte. Aveva cercato di circoscrivere un incendio, sebbene le granate austriache piovessero dovunque, ed era rimasto schiacciato dal crollo di un tetto bombardato. L'armistizio tra Austria e Prussia, del 27 luglio, pose termine alle operazioni belliche.

Arriva la pace ed i Carabinieri Reali impiantano rapidamente il loro servizio nelle province liberate del Veneto e del Mantovano. Già a metà luglio si era formato il nucleo di una legione provvisoria, ma solo in ottobre è possibile stabilire la sede del comando a Verona per il controllo dei nuovi territori. La forza assegnata è di 1.925 uomini e 48 ufficiali, suddivisi in 4 Divisioni, 10 compagnie e 21 tenenze. Nel mantovano vengono create nuove stazioni dei Carabinieri Reali, sono poste gerarchicamente sotto la Compagnia di Mantova che a sua volta dipende dalla Legione di Verona. Il 12 ottobre 1866 verso le tre e mezza vi fu l'ingresso a Mantova delle prime truppe Italiane. Due compagnie, una del genio l’altra dell’artiglieria entrarono provenendo da Porto Mantovano attraverso Cittadella a Porta di Porto. In seguito arrivarono anche i Carabinieri.

Si insediarono nella caserma, in precedenza occupata dalla "Regia Imperial Gendarmeria Austriaca", in via Frattini, in palazzo Soardi che oggi ospita vari uffici comunali. I Carabinieri sono chiamati da subito ai loro compiti istituzionali ed a vigilare durante le operazioni di voto in cui si chiedeva l’annessione al Regno d’Italia (plebiscito). La città contava 29.000 abitanti, 6099 avevano diritto al voto. I risultati furono 6088 favorevoli, nessun contrario e 11 voti nulli. Nei due distretti, in cui era stata divisa la parte della Provincia appena acquisita i risultati furono: distretto di Mantova, abitanti 40.000, votanti 10.592, favorevoli 10590 e 2 voti nulli; nel distretto di Ostiglia 12.321 abitanti, votanti 2816 tutti favorevoli.
I Carabinieri erano presenti alla significativa cerimonia della presentazione al re dei risultati del plebiscito il 4 novembre 1866.  La deputazione veneta, di cui faceva parte Mantova, consegnò le cifre dei voti, e successivamente, il generale Menabrea porse al re la Corona Ferrea, restituita dagli austriaci alla firma della pace, quale simbolo secolare del regno d'Italia. Era il tangibile riconoscimento da parte dell'impero asburgico che era legittimamente il re d’Italia.

Vittorio Emanuele II° fu acclamato dai mantovani la sera del 16 novembre nell’attuale Piazza Cavallotti, come ci ricorda una lapide murata davanti al Teatro Sociale. Vennero convocati i collegi elettorali per inviare nel Parlamento Nazionale, a Firenze, i rappresentanti dei nuovi territori acquisiti. Dopo l’annessione, come nel resto d’Italia si cercò di adeguare le strutture pubbliche al nuovo corso. Tra l’altro, oltre a leggi che unificavano le disposizioni sulle amministrazioni locali, ci fu una commissione governativa che rivisitò tutti i nomi dei paesi e dei Comuni effettuando variazioni sia nei nomi che nei territori. In seguito a questo, tra il 1867 e il 1883, i Comuni mantovani che dal 1859 erano integrati nelle province di Brescia e Cremona rientrarono a far parte della Provincia di Mantova istituita nel gennaio 1868.

Fu cambiato il nome del Comune di Castellaro, in Castel d’Ario, Borgoforte in destra Po divenne Motteggiana, vennero creati i Comuni di Moglia e Pegognaga sottraendo territorio a quello di Gonzaga. Al comune di Pieve venne aggiunto di Coriano, il Comune di Mulo divenne Villa Poma, il Comune di Quattro Ville divenne l’attuale Virgilio. Dopo esser stato a Mantova per alcuni giorni in marzo, il 3 novembre 1867, Garibaldi tenta ancora la presa di Roma ma viene sconfitto per l’intervento francese a Mentana. In questo contesto viene arrestato il patriota mantovano Giovanni Marangoni che rinchiuso a Castel Sant’Angelo vi morirà nel 1869.

1870
La caduta dell’impero di Napoleone III°, nel 1870, ad opera della Prussia, permise al Governo italiano di ritenersi libero dalla “Convenzione” stipulata con i francesi nel settembre 1864 in seguito alla quale la capitale del Regno si era trasferita da Torino a Firenze. L’occupazione Italiana di Roma avvenne il 20 settembre 1870 attraverso lo sfondamento dei muri di Porta Pia. Non ci furono grandi resistenze e insieme ai bersaglieri entrarono anche i Carabinieri. Il Municipio di Mantova, in seguito, inviò a Roma, come gran parte delle città italiane, il proprio stemma finemente ricamato, da inserire nel Pantheon quale segno di sudditanza alla neo Capitale del Regno.

In quegli anni il comando dei Carabinieri cittadino era affidato ad un Capitano ed aveva giurisdizione sul territorio dell'attuale provincia. Come già detto la caserma principale era ubicata in via Frattini ai n° 2395 e 2396. Nell’Archivio Storico del Comune di Mantova sono conservate le planimetrie e il contratto del 1868 stipulato tra l’Amministrazione Provinciale e il Comune per il pagamento del canone di affitto dei locali adibiti a caserma. Dalla documentazione non risulta quando effettivamente i Carabinieri lasciarono tale stabile. Ci sono riferimenti ad un progetto, nell’anno 1881, per la costruzione di un alloggio per il Tenente che comandava la Sezione di Mantova, ma dato il costo elevato, il progetto venne accantonato. Altri progetti dello stesso stabile, trattano la trasformazione della caserma in scuola già dal 1885, progetti che continuano fino al 1909, anno in cui fu bandito un concorso nazionale per i progetti attuativi dei lavori delle scuole che già vi si erano insediate. Nelle guide della città, stampate tra il 1870 e il 1900 e da cui sono tratti i dati riportati sotto, i Carabinieri vengono indicati come ubicazione della caserma, in via Frattini. Solo nella guida del 1900 l’indicazione riporta la sede di via Giovanni Chiassi, questo lascia supporre che il trasferimento della sede sia avvenuto nel 1899. Non è stato possibile approfondire questo aspetto per l’impossibilità di consultare gli archivi dell’Amministrazione Provinciale ancora in fase di riordino.  Negli anni ’70 dopo l’unificazione con Roma capitale, fu messa in atto una dura repressione del brigantaggio. Grande merito fu dei Carabinieri che restituirono ordine e sicurezza nelle popolazioni, anche se l’insoddisfazione “per aver fatto la rivoluzione e non aver cambiato nulla” restava nella gente, specialmente al sud. In questi anni iniziarono numerose opere pubbliche che dovevano materialmente unificare il Regno (nel 1873 venne aperta la ferrovia Mantova Modena, nel 1886 il tram collegava Mantova ad Asola, Viadana, Brescia e Ostiglia)

Per meglio controllare il territorio, nella provincia furono istituite nuove Stazioni dei Carabinieri Reali: Borgoforte, Castel d’Ario, Castelgoffredo, San Benedetto Po e Suzzara tra il 1875 e 1876; Moglia nel 1884, Bagnolo san Vito, Felonica Po, Sustinente nel 1885, Campitello nel 1890, San Giacomo delle Segnate nel 1899). Già dal 1882 era iniziata la conquista coloniale italiana in Africa cui parteciparono anche i Carabinieri, e che tra alterne vicende si giunse alla pace stipulata nel 1896. Nel contempo proseguono nel nord Italia scioperi con manifestazioni e disordini che furono duramente repressi anche se a Mantova non si raggiunse la drammaticità di Milano (1898) dove l’esercito disperse i dimostranti a cannonate causando moltissimi morti.

Nel 1878 l’Italia conta circa 27 milioni di abitanti; dopo la morte di Vittorio Emanuele II, sale al trono Umberto I che visiterà le maggiori città del Regno,  Mantova compresa (14-16 settembre1878); Leone XIII succede a Pio IX. L’Arma è presente nelle 69 Province, con 113 Circondari, 116 Sezioni e 2726 Stazioni, una forza organica di 20.165 unità. Gli anni ‘80 furono caratterizzati nel mantovano da una notevole emigrazione verso le americhe, un vero e proprio esodo iniziato già negli anni precedenti. Intere zone rurali, specialmente nel basso mantovano si svuotarono. Le condizioni di vita di estrema povertà, alluvioni, scarsità nei raccolti, lotte sindacali furono le ragioni che spinsero moltissimi a tentare fortuna in Brasile o in altri paesi del sud america. I Carabinieri ebbero in questi anni il non facile compito di mantenere l’ordine, anche con metodi duri e repressivi.

Aiutarono le popolazioni in occasione delle ricorrenti alluvioni (1868, 1872, 1879 e 1882 le più gravi), in cui gran parte della città fu invasa dalle acque del Mincio e nella provincia da quelle del Po. Una lapide murata in una abitazione dell’odierna via Giulio Romano, ricorda l’altezza raggiunta nel 1882 dalle acque del Mincio, circa 60 cm. sul livello attuale della strada. In quegli anni era scoppiata un’epidemia di colera che si stava diffondendo in tutta Italia (1884-86) e i Carabinieri sono impegnati nel controllo degli scioperi e delle lotte dei braccianti agricoli.

Ebbero risalto nazionale gli arresti, di oltre 250 persone, legati agli scioperi e alle società di mutuo soccorso dei contadini, che vanno sotto il nome di “La Boje” (espressione dialettale di "Sta bollendo! "  nel senso che la misura era colma...  e veniva detta in modo minaccioso  dai contadini apostrofando i possidenti), culminati poi in un famoso processo tenuto a Venezia nel 1886 in cui gli imputati furono tutti assolti.

Nel 1876 il Distretto Militare era nella Caserma Sant'Agnese piazza Virgiliana 8 ( oggi Museo Diocesano), l'Ospedale Militare era Piazza San Leonardo 1.  Il Presidio era composto dal 59° Reggimento Fanteria, 13° Reggimento Artiglieria di Fortezza, una compagnia di Carabinieri Reali e due Compagnie Sanità.  Dipendente dalla Legione di Verona dal 1867, successivamente da quella di Brescia dal 1953, oggi il Comando Provinciale, dipende direttamente dal Comando Carabinieri Regione Lombardia di Milano.  Dal 1947 la caserma di via Chiassi è intitolata al colonnello TROTTI  Emanuele

anno  Sede  Comandante Carabinieri
1872  via Frattini 2062 Capitano Petrino Oreste
1876 -77 via Frattini 10 Capitano  Verdun  Domenico
1878-82 via Frattini 40 Capitano Basso Augusto
1883-87 via Frattini 40 Capitano Moxedano Ferdinando
1988-91 via Frattini 40 Capitano Gotti Francesco
1892- 94 via Frattini 40 Capitano Sponzilli Luigi
1894-95 via Frattini 40 Capitano De Stefano Ferdinando
1895-98 via Frattini 40 Capitano Di Nicola Giuseppe
1900 via Giovanni Chiassi Capitano Zelli Jacobuzzi Giuseppe

Nel 1900 erano presenti nel territorio 36 Stazioni Carabinieri
( in rosso quelle oggi soppresse, in verde quelle istituite successivamente al 1900)
Una Compagnia (oggi Comando Provinciale) composta da:

Tenenze: Mantova      (comandata da un tenente)        oggi Compagnia
Revere         (comandata da un tenente)         solo Stazione
Castiglione  (comandata da un tenente)        oggi Compagnia
Viadana        (comandata da un maresciallo) oggi Compagnia
Bozzolo        (comandata da un maresciallo)  solo Stazione
Ostiglia         (comandata da un maresciallo) solo Stazione
Gonzaga                                                                 oggi  Compagnia
Stazioni: Acquanegra sul Chiese, Asola, Bagnolo San Vito, Bigarello, Borgoforte, Bozzolo, Campitello, Canneto sull'Oglio, Casteldario, Castelgoffredo, Castellucchio, Castiglione delle Stiviere, Curtatone, Dosolo, Felonica, Gazoldo degli Ippoliti, Gazzuolo, Goito, Gonzaga, Governolo, Guidizzolo, Magnacavallo, Mantova, Marcaria, Marmirolo, Moglia, Monzambano, Ostiglia, Pegognaga, Piubega, Poggio Rusco, Porto Mantovano, Quistello, Revere, Rivarolo Fuori, Roncoferraro, Roverbella, Sabbioneta, San Benedetto Po, San Giacomo delle Segnate, Sermide,  Sustinente, Suzzara, Viadana, Volta Mantovana

Notevole fu anche in questo periodo l’emigrazione che da ogni parte d’Italia si riversava verso le americhe, tanto che nel 1888 il governo emanò una legge che dava un po’ d’ordine e maggiori garanzie agli emigrati. Dalla sola provincia di Mantova partirono in un decennio (1887-1897) oltre 28.000 persone, senza contare coloro che emigrarono clandestinamente. Anche nel nuovo secolo proseguono scioperi e disordini in cui i Carabinieri sono impegnati a riportare l’ordine, vi sono alcuni scontri nel mantovano per impedire ai lavoratori delle regioni limitrofe di prendere il posto dei locali ed iniziano le opere di bonifica del territorio con la costruzione di canali, stazioni di pompaggio, chiuse e argini.

Prosegue la politica di espansione coloniale iniziata alla fine dell’800. Allo scoppio della guerra nell’agosto del 1914 la gran parte degli italiani era favorevole a rimanere neutrale, ma in seguito prevalsero gli interventisti e il 24 maggio 1915 l’Italia entrò in guerra. Dalla caserma Landucci di Mantova partirono verso la prima linea i fanti del 113° e 114° reggimento “Brigata Mantova” che si distinsero nei combattimenti. I Carabinieri furono impiegati, oltre nel controllo del territorio e come polizia militare, anche come forza combattente. Ricorderemo solamente l’attacco all’arma bianca contro le ben protette mitragliatrici austriache, del III° Battaglione Carabinieri sul Podgora nel 1915, altro evento dei molteplici che videro i Carabinieri protagonisti, fu la liberazione di Gorizia l’8 agosto 1916.

1917
Nel 1917, a Mantova, città delle retrovie, dove transitavano sulla linea ferroviaria verso Verona e il fronte, i convogli colmi di uomini mezzi, si incendiò la polveriera nel forte di Pietole. Solamente l'azione congiunta dei Corpi dei Pompieri di Mantova, Verona, Legnago e Vicenza contribuì ad evitare l'esplosione  dell'intera polveriera. In quell’anno ancora un’inondazione in città tanto che si girava in barca in molte vie del centro. Sempre in quell’anno il massiccio attacco nemico unitamente all’inadeguatezza dei vertici militari, sommati agli errori strategici causarono quella che ancora oggi indica un disfatta: Caporetto! La ritirata generale, 2 milioni di persone tra soldati e civili che disordinatamente scappavano. In questo contesto furono impiegate tutte le forze territoriali dell’Arma, il personale della Legione di Verona di cui faceva parte Mantova fu schierato lungo il Tagliamento per contrapporre uno sbarramento all’avanzata nemica ma anche per mantenere l’ordine e fermare fuggiaschi e disertori.

Ripiegarono poi lungo la linea difensiva sul Piave, dove si cercava di bloccare l’avanzata nemica e una riorganizzazione dei reparti. Fu sostituito il capo dell’esercito, Gen. Cadorna che scaricò la colpa della disfatta sui soldati della 2° Armata, con il Gen. Diaz che, dopo la resistenza sul Piave dove venne impiegata anche la “classe del 1899”, i diciottenni che si coprirono d’onore e gloria da meritarsi l’appellativo ed il titolo di Cavalieri di Vittorio Veneto, condusse alla vittoria e alla pace decretata con l’armistizio del 4 novembre 1918. In quegli anni vennero istituiti i Carabinieri Ausiliari.

Nel paese come nel resto del mondo imperversava già la “spagnola” una malattia contagiosa simile all’odierna influenza che causò più vittime della guerra. Una serie di mutazioni politiche iniziate dopo la rivoluzione Russa (ottobre 1917), la crisi economica, i continui scioperi, decretarono la caduta del Governo che nel 1921, aveva indetto le prime elezioni con il sistema proporzionale e che aveva visto l’affermazione dei socialisti e dei popolari. A Mantova, il 4 dicembre 1919, in uno dei molteplici scioperi e scontri, fu ucciso il sindacalista socialista Giuseppe Bertani. Il clima d’incertezza accresce le file dei fascisti che, guidati da Mussolini concretizzano il 31-10-1922 con la “Marcia su Roma” l’ascesa al potere. Nel 1925, l’assassinio di Giacomo Matteotti, segnò la svolta agli eventi che portarono alla dittatura.

Con una trasformazione dell’ordinamento costituzionale vennero emanate una serie di leggi contrarie ai principi di democrazia e libertà. Sempre nel 1925, Tito Zaniboni di Monzambano fu autore di un tentativo fallito alla vita Mussolini, arrestato, fu liberato solo nel 1943. Il 24 ottobre 1925 il duce visita Mantova e si compiace, secondo le cronache dell’epoca,  dell’oceanica affluenza di camerati. L’Arma già dal 1923, era stata “emarginata” a favore della Milizia Fascista, istituita in quell’anno, quale mano operativa del regime. Continuano i focolai di guerra nelle colonie d’Africa, in cui i Carabinieri furono impegnati sia come corpi combattenti sia nel controllo territoriale con l’istituzione di molte Stazioni. Le numerose decorazioni personali e alla Bandiera attestano l’impegno profuso in quelle terre lontane. In Italia, mentre gran parte degli antifascisti fu mandata al “confino” o dovette emigrare, il regime si consolidò, anche con l’appoggio della Chiesa dopo la stipula dei “Patti Lateranensi” nel ‘29.

A Mantova, che già dall’unificazione, aveva perso il ruolo strategico e di fortezza, erano iniziate le demolizioni delle fortificazioni che la circondavano. Scompaiono anche la palazzina della Paleologa davanti al Castello, porta Cerese, porta Pusterla, Porta Mulina, il passaggio che congiungeva Palazzo Ducale al Duomo. Vengono costruiti i nuovi giardini (viale Piave), nasce il quartiere Paiolo, viene demolito il muro lungo l’attuale viale Risorgimento e interrata la fossa Magistrale iniziando l’espansione verso sud. Anche il centro storico fu interessato da queste trasformazioni. Demolita la Chiesa di S. Domenico e il convento trasformato in precedenza nella Caserma Landucci, faranno posto al palazzo dei Sindacati. Vengono costruiti gli edifici della Camera di Commercio, della Banca  d’Italia e il Palazzo Gallico dopo le demolizioni dell’antico ghetto degli Ebrei. Saranno restaurati il Palazzo Ducale, ritrovata e restaurata la Rotonda di S. Lorenzo, trasformata la Chiesa di S. Sebastiano in Famedio dei Caduti mantovani , abbattuto l’anfiteatro virgiliano e al suo posto innalzato il monumento a Virgilio (1927) nella piazza omonima.

1935
Una ricostruzione a volte discutibile, che cambierà faccia ad alcune vie storiche e che proseguirà fino alla guerra d’Africa. I fondi per le ulteriori opere, anche in seguito alle successive sanzioni non arriveranno mai. In questo contesto di espansione della città dal 1901 al 1943 vennero incorporate nel territorio del Municipio alcune zone circostanti, cedute dai Comuni limitrofi. Prosegue l’emigrazione anche se in misura minore, a cui si aggiungono i dissidenti e quella pilotata dal regime verso le colonie.

L’avvento del nazionalsocialismo in Germania (1933), la nuova guerra d’Africa con la proclamazione dell’Impero Italiano nel 1936, le successive sanzioni, la guerra di Spagna furono le tappe verso la seconda guerra mondiale. In una Italia sempre più succube dei tedeschi, venivano promulgate le infamanti e persecutorie leggi razziali (1938) e in seguito fu stipulato il “Patto d’acciaio”. Nel 1939 la Germania occupa la Polonia; la Danimarca e Norvegia nel 1940; il 10 maggio 1940 i tedeschi attraversando l’Olanda, il Belgio, occupano la Francia che capitola il 22 giugno. Nel contempo l’’Italia, nonostante l’impreparazione e l’inadeguatezza degli armamenti, il 10 giugno 1940, entra in guerra a fianco della Germania. L’emulazione dell’alleato spingono Mussolini ad offensive in Africa del Nord e in Grecia. Dopo lo smembramento della Romania e l’occupazione consensuale di Ungheria e Bulgaria nel marzo 1941 fu occupata anche la Jugoslavia. Nel giugno ’41, Hitler, dette inizio all’operazione Barbarossa, attaccando la Russia. Nel contempo in Africa O. l’impero italiano sta disgregandosi sotto gli attacchi inglesi. Da ricordare tra gli atti d’eroismo, il sacrificio del 1° Gruppo Carabinieri Mobilitato a Culquabert il 21 novembre 1941, per cui alla Bandiera fu concessa la medaglia d’oro al valor militare. Nella stessa giornata si celebra annualmente, la Virgo Fidelis, proclamata patrona dei Carabinieri nel 1949.

1942
L’arrivo in A.O. dei tedeschi capovolse inizialmente le sorti del conflitto. Nel maggio 1942 le truppe italo-tedesche arrivarono ad un passo da Alessandria poi, nel novembre del 1942 con la battaglia di El Alamein in cui il valore dei soldati italiani nulla poté contro la supremazia avversaria, iniziò la parabola discendente culminata nella resa del 14 maggio successivo. Anche sul fronte russo il mese di novembre segnò il declino delle forze d’invasione tedesche, che subirono la controffensiva russa e furono accerchiate a Leningrado. Stessa sorte per i nostri soldati spavaldamente inviati in Russia. Memorabile fu l’esempio del C.re Plado Mosca M.O.V.M. lanciandosi al galoppo, sventolando la bandiera, animò la controffensiva che permise di rompere l’accerchiamento russo. Una terribile ritirata, a piedi nell’inverno russo incalzati dalle truppe sovietiche, una tragedia immane dal costo elevatissimo di vite umane.

1943
Lo sbarco in Sicilia degli alleati il 10 luglio 1943, la caduta di Mussolini ed il suo successivo arresto, segnarono la svolta degli eventi bellici italiani. Contrariamente alle aspettative popolari, il nuovo primo ministro, Gen. Badoglio, dichiara la prosecuzione della guerra a fianco dei tedeschi  che, iniziano un dispiegamento di truppe nel territorio italiano. L’ambigua politica alleata, l’imprevidenza, e la poca scaltrezza nei vertici  militari portarono agli eventi dell’8 settembre. Il comunicato dell’armistizio, senza disposizioni chiare all’esercito, la “fuga” da Roma a Brindisi del  re e del Governo lasciò l’Italia in balìa dei tedeschi come del resto auspicavano gli alleati, per impegnare il massimo delle truppe germaniche distogliendole dal centro dell’Europa, con le tragiche conseguenze che conosciamo tutti.

A Mantova il 9 settembre viene ucciso il Capitano Renato Marabini nella difesa della stazione ferroviaria, gli altri soldati sono rastrellati e condotti al Gradaro, il campo di prigionia dove erano tenuti i prigionieri alleati. Il giorno 11, Giuseppina Rippa solo per il fatto di aver dato del pane ai soldati italiani prigionieri, venne uccisa da una raffica in piazza Martiri di Belfiore. Il 12, dopo aver ritrovato nel suo alloggio divise italiane e esser stato barbaramente torturato, fu ucciso dietro la stazione ferroviaria, in riva al lago, don Eugenio Leoni. Una zuffa tra soldati tedeschi e austriaci fu fatta passare come un attentato e subito, quale barbara rappresaglia, vennero fucilati nella valletta dell’Aldriga (dalla corte omonima), sul confine tra Mantova e Curtatone nei luoghi della battaglia del 1848, dieci soldati italiani.

1944
Oltre al Gradaro furono attivati campi di prigionia a Montanara e a Lunetta in cui venivano rinchiusi di volta in volta, civili, soldati italiani, alleati, ebrei, in attesa dello smistamento verso un peggiore ed atroce destino, si calcola che ne passarono non meno di 250.000. Mantova divenne strategicamente importante per i tedeschi; tutto il territorio, parallelamente al Po da Viadana a Felonica, fu trasformato in deposito di ogni sorta di materiale bellico di supporto alla “linea gotica”. Questo fece della città, dei comuni vicini, dei ponti e delle strade un obiettivo dei bombardamenti alleati che dal febbraio ‘44 proseguirono ininterrottamente fino alla liberazione. In città furono bombardati il nodo ferroviario, la Chiesa di S.Francesco, la Chiesa dei Filippini che erano trasformati in depositi militari, distrutto il ponte dei Mulini, una bomba distrusse l’edificio della Cervetta attiguo la Basilica di S.Andrea. Le bombe caddero anche su abitazioni private con numerosi morti e feriti.  Oltre alle fortezze volanti, giornalmente, sorvolavano la città e la Provincia aerei isolati, che come falchi aspettavano di vedere un minimo movimento per dispensare bombe e proiettili, gli abitanti pur nella paura erano talmente abituati che lo avevano soprannominato famigliarmente “Pippo”. Furono colpiti anche numerosi paesi della provincia con numerose vittime e feriti.

In città oltre al comando tedesco di Corso Vittorio Emanuele erano attivi comandi delle varie Organizzazioni fasciste, in Corso Garibaldi, in via Giulio Romano e l’U.P.I in via Chiassi, nella caserma dei Carabinieri. Tristemente famosa, Villa Gobio nei pressi di Pietole dove furono torturati e uccisi alcuni componenti della Resistenza da parte dei tedeschi. Il capo dei fascisti che agivano nel mantovano era il capitano M. W, una figura ambigua di ex partigiano che usò questa copertura per catturare e consegnare ai tedeschi numerosi patrioti. Al termine della guerra fu condannato a 30 anni di carcere.

In provincia vi erano numerosi nuclei di partigiani formati per lo più da contadini e da giovani che avevano preferito la clandestinità, alla repubblica sociale. Nella zona di Viadana era operativo un campo di lancio in cui venivano paracadutati sia materiali che uomini. A Mantova la resistenza era presente, una lapide in via Rubens ricorda la costituzione del C.N.L mantovano, il 7 luglio 1944. Un trasmettitore che segnalava agli alleati i movimenti delle truppe, fu scoperto il 2 agosto ‘44 nella canonica della chiesa di San Gervasio, furono arrestati don Berselli, Ferraiolo, Aldo Salvadori e l’intero gruppo che faceva capo a Barbano. Portati a Verona per gli interrogatori, successivamente furono inviati in Germania. Molti i partigiani che dopo esser stati arrestati e torturati venivano inviati verso i campi di stermino o fucilati. Secondo le affermazioni di Ugo Walter Cotifava contenute nel libro “Essere Uomini” i mantovani già “mandati” in Germania, al settembre 1944, erano 11.000.

I Carabinieri, quelli che non si erano dati alla macchia o erano insieme ai partigiani dopo l’8 settembre, continuarono il servizio sotto la repubblica sociale, impiegati in compiti marginali dato che il regime non si fidava della loro lealtà. Indubbiamente ci furono anche coloro che abbracciarono il nuovo corso ma possiamo affermare che furono un minoranza. A rafforzare tale convinzione i fatti del 5 agosto 1944, quando in tutto il nord Italia elementi nazifascisti (Brigate Nere e SS) assaltarono le caserme dell’Arma e catturarono i carabinieri che vi si trovavano, oltre 3000, che in un primo tempo furono internati a Verona nel campo di San Michele Extra e successivamente deportati in Germania.

1945
Dopo l’inverno, la ripresa dell’avanzata che portò gli alleati agli inizi del mese di aprile ‘45 nei pressi del Po. Il 21 entrano a Bologna soldati alleati unitamente ai gruppi “Legnano” e “Friuli” del nostro esercito. Un gruppo di paracadutisti Italiani della Folgore, il 22, sono lanciati dietro le linee tra Mirandola e Poggio Rusco, per due giorni combatterono come leoni sconvolgendo i collegamenti tedeschi. Quando furono raggiunti dalle avanguardie alleate avevano occupato i centri di Ravarino e Stuffione, catturato 1083 prigionieri e salvato dalla distruzione tre ponti vitali per l’avanzata. Molti furono i caduti tra cui il tenente Franco Bagna, medaglia d’oro al valor militare. Ogni anno a Dragoncello, (Poggio Rusco-MN) nella zona dove furono più aspri i combattimenti viene rievocato il lancio e onorato il ricordo dei caduti.

Il 23 aprile 1945, la 10° divisione americana attraversa il Po a San Benedetto e dirige su Mantova. La sera del 25 aprile molti centri del nord Italia insorgono, alle ore 22 la radio dell’ex repubblica sociale trasmette l’avvenuta liberazione del milanese ad opera dei partigiani. Il 29 i corpi di Mussolini e di alcuni gerarchi furono esposti a Piazzale Loreto dopo esser stati passati per le armi dai partigiani. Il giorno stesso i tedeschi firmano a Caserta la resa incondizionata con cessazione delle ostilità prevista per le ore 14 del 2 maggio, non ratificata dagli alti comandi che, solamente dopo la notizia della morte di Hitler smisero effettivamente di combattere. A Monte Casale di Ponti sul Mincio si svolse l’ultima battaglia sul suolo italiano. Un’ottantina di tedeschi vi si erano asserragliati con l’intenzione di resistere. Il 30 aprile vennero affrontati dal IX° reparto del “Legnano” unitamente a partigiani ed una sezione di americani e solamente dopo un durissimo corpo a corpo ci fu la resa.

1946
Già durante la guerra, dopo la liberazione di Roma era in atto una tregua istituzionale e si erano succeduti una serie di governi, diremo oggi “tecnici”. Nel dicembre del 1945 assunse la presidenza del consiglio il democristiano Alcide de Gasperi (carica che ricoprirà fino 28 luglio 1953). Il 9 maggio 1946 Vittorio Emanuele III cercò di salvaguardare la monarchia, abdicando in favore di suo figlio Umberto II, venne indetto un referendum per far scegliere al popolo tra Repubblica e monarchia. Il 2 giugno 1946 gli italiani scelsero la Repubblica e il 13 dello stesso mese Umberto II di Savoia lasciò il suolo italiano.

Le elezioni tenutesi in concomitanza del referendum diedero vita alla Costituente, chiamata a dare gli ordinamenti costitutivi allo Stato Repubblicano che elesse quale capo provvisorio dello Stato, Enrico De Nicola. A Mantova Camerlenghi fu il primo sindaco dopo la liberazione. Il 10 febbraio 1947 fu firmato il trattato di pace molto duro nei confronti dell’Italia con perdita delle colonie, mutilazioni del territorio e gravose clausole economico-militari. Il 22 dicembre 1947 l’Assemblea Costituente approvò il testo definitivo della Costituzione che entrò in vigore il 1 gennaio 1948. Le prime elezioni, a cui vennero ammesse per la prima volte le donne, si tennero il 18 aprile, diedero alla Democrazia Cristiana la maggioranza per governare il Paese.

A Mantova fu eletto sindaco G. Rea che dovette affrontare i problemi legati al lavoro e la conflittualità tra braccianti e padroni, accentuati dalle distruzioni portate dalla guerra. Molti scelsero ancora la via dell’emigrazione quale speranza di futuro migliore, ma moltissimi si rimboccarono le maniche e contribuirono allo sviluppo e al progresso di queste terre. 
 


Monumento a Salvo D'Acquisto a Mantova

 Il monumento mantovano dedicato a l'eroe è opera dello scultore Bonfatti Giuseppe, fortemente voluto dallo scomparso Maresciallo Acerbi Cav. Angelo grazie alla disponibilità di numerose persone ed enti è stato inaugurato nel 1977 alla presenza del fratello dell'Eroe. 
Salvo D'Acquisto,
ventitreenne sottufficiale dei Carabinieri, fu chiamato ad identificare l'esecutore di un presunto attentato compiuto ai danni delle truppe tedesche di occupazione, tra i ventidue ostaggi rastrellati che erano allineati sull'orlo della fossa che avevano dovuto scavarsi. L'eroico sottufficiale dopo aver tentato inutilmente di convincere i tedeschi che non vi era un colpevole, affermò falsamente di esser lui l'autore riuscendo a far rilasciare gli ostaggi , e fu fucilato al loro posto. 
Torre di Palidoro (Roma) 23 settembre 1943.

 La cerimonia del  settembre scorso        Il compianto Mllo Acerbi e il fratello dell'Eroe scoprono il monumento nel 1977

 

I Carabinieri oggi


 Carabinieri


The Carabinieri are organised on a territorial basis. There are five Zones (commanded by Lieutenant Generals), 20 Regions (commanded by a Major General or Brigadier Generals) and 104 Provinces (commanded by a Colonel or Lieutenant Colonels). At a local level, in medium city there are Companies, commanded by a "Capitano" (Captain), an in small towns there are Stations, commanded by a "Maresciallo" (Italian, which translates as "Marshal", but is more similar in rank to a Warrant Officer).] 
source :  http://en.wikipedia.org/wiki/Carabinieri 



Carabinieri  in  Mantua

During the Risorgimento (Resurgence), Mantua and its territory took almost always part in gruesome battles.  During the first war of independence, on 30th April 1848 three squadrons of Carabinieri were able to scatter the Austrian army near the village of Pastrengo.  These heroic individuals were escorting King Carlo Alberto who, after leaving Volta Mantovana (a village 25 km far from Mantua) was reaching the first lines of the battle.  Thanks to their heroism, these Carabinieri were given the first Silver Medal for Military Valour.  These soldiers took part in other battles such as in Custoza, Verona, S. Lucia, Valeggio and to the siege of Peschiera where they were honoured with two bronze medals.  During the second war of independence (1859), they also fought in the battle of San Martino and Solferino. This second war allowed Lombardia (Lombardy) to join the Regno d’Italia (Italian Monarchy) but Mantua was excluded from this annexation after the peace of Villafranca. 

During the third war of independence, Carabinieri were involved in the siege of Motteggiana, Bocca di Ganda, Rocchetta and against the main citadel of Mantua.  On 24th June 1866 the army of Piemonte (Piedmont) was defeated in Custoza and the armistice signed by Prussia and Austria on 26th July ended the war. Mantua and Veneto were absorbed by the France that, later, gave them to the Regno d’Italia (Italian Monarchy).  The first Italian troops entered Mantua on 12th October 1866 and after that date, the Carabinieri have begun their service in this city.

The first barracks were in Palazzo Soardi (nowadays part of the town hall) in via  Frattini, where once the "Regia Imperial Gendarmeria Austriaca" (Imperial Austrian Gendarmerie) was. The Carabinieri Reali stayed there until 1900 even though from 1885 the Town hall was using the building as a school. In 1900 the barracks  were moved to Via Giovanni Chiassi and they are still there. The chief is a Capitano (Captain) whose jurisdiction is extended to all the territory of Mantua.

In the last 141 years since their arrival in Mantua, there have not been noteworthy events even though one must not forget the repression during “Le Boje” at the end of 19th Century and against the peasants on strike at the beginning of the 20th Century and after the two world wars. On the other hand, it is important to remind their supportive interventions to help the people of Mantua’s countryside during the frequent floods. 

In 1876, the Military District was in Caserma Sant’Agnese (Barracks Saint Agnes), 8 Piazza Virgiliana (Virgiliana Square, nowadays Museo Diocesano – Diocesan Museum) and the Military Hospital was in Piazza San Leonardo (Saint Leonard Square). The local forces were composed by 59th Reggimento Fanteria (Infantry), 13th Reggimento Artiglieria di Fortezza, part of the Carabinieri.

In 1900 there were 36 Stations (the red ones are the suppressed ones while the green ones were constituted after 1900). A Company (nowadays Comando Provinciale) is commanded by a Lieutenant Colonels.
From 1947 the barracks of the Command Provincial of Mantua entitled to the Colonels Trotti  Emanuele, dead in 1861.

In 1867, Mantua was under the Legion of Verona and in 1953 under the one of Brescia even though nowadays it responds directly to the one in Milan (the regional command).

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