Breve sunto storico
Tradizione vuole che la città sia stata fondata dagli Etruschi nel
VI° secolo a.C. e che il suo nome derivi dalla divinità infernale chiamata Mantus.
Dell'età romana si hanno
varie documentazioni letterarie e quelle delle Centuriazioni (Anche le terre di Virgilio furono assegnate a
coloni romani - 41a.C-).
Nonostante non fosse nella direttrice delle vie di comunicazione dell'epoca (la via
Postumia la più vicina) era una vera e propria città. Proprio in questi giorni (marzo 2007) è stato riportato
alla luce, un
mosaico di epoca romana in Piazza Sordello, dopo quello scoperto in via Accademia
negli anni scorsi ripropone nuove ipotesi sull'estensione e importanza della Mantova
romana.
Rarissimi cenni si hanno sulla
città fino al X secolo. Venne conquistata da Alarico re dei Visigoti (401); probabilmente assoggettata da:
Attila (452), Teodorico re degli Ostrogoti (489) e conquistata da Agilulfo re dei Longobardi (603).
Storia
certa è che già intorno all'anno 1000, durante la dominazione dei Canossa, vi fosse un nucleo abitativo
principale localizzato nell'attuale Piazza Sordello. Le opere idrauliche dell'architetto Alberto Pitentino nel
1198, modificarono il percorso del Mincio relegando le acque, prima libere, in quattro laghi intorno la
città. Ciò permise nuovi insediamenti abitativi.
Durante il periodo Comunale furono ulteriormente allargati
i confini della città, sorsero chiese e palazzi, l'abitato si estese. Risalgono a questo periodo, il
Palazzo del Podestà (1227) in Piazza Broletto, il
Palazzo
della Ragione (1250) e l'ampliamento della chiesa del
Gradaro (1256). Disgregatosi il governo Comunale,
assunse il potere la Famiglia Bonacolsi (1272). Fecero costruire il Palazzo dei Capitani sul lato destro del
Duomo, la
Domus Magna,
una serie di edifici merlati con la celebre Torre,
successivamente chiamata della "
Gabbia", che caratterizzano oggi
Piazza Sordello nel lato sinistro;
la chiesa di S. Francesco (1303-4), (ricostruita dopo i gravi danni subiti da un bombardamento nel 1945). Nell'agosto del 1328 con l'aiuto del
Signore di Verona Cangrande della Scala, Luigi Gonzaga prese il potere.
Famiglia di origini contadine legò indissolubilmente la sua storia a quella della città.
Da Capitani del Popolo divennero Marchesi (1433) ed infine elevati a rango di Duchi nel 1530 dall'Imperatore Carlo V . Nei tre secoli seguenti (1328-1628), Mantova assunse
sempre maggiore importanza quale corte europea, con una continua ascesa nei valori artistici, culturali, di fede e militari. Lavorarono per i Gonzaga artisti quali Pisanello, Mantegna,
Perugino, Correggio, Leon Battista Alberti, Luca Fancelli, Giulio Romano, G.B.Bertani, Viani, Rubens, Fetti.
Moltissime le opere dei grandi artisti rinascimentali entrate nelle collezioni dei Duchi.
La città fu abbellita con la costruzione di nuove Chiese (
S. Andrea -
S. Sebastiano -
S. Barbara -
S. Orsola -
S. Maurizio), palazzi (
Il Castello-
Domus Nova -
torre dell'Orologio),
la stessa reggia seguiva l'espandersi dell'importanza della famiglia Gonzaga con la costruzione di nuovi ambienti e dimore fuori città (
Palazzo Te
-1525-35, la "
Palazzina di Caccia 1592-95 " -"
Villa della Favorita" 1616-24). Le famiglie nobili contribuirono allo
sviluppo della città costruendo o ammodernando i palazzi. Nel domini che comprendevano all'incirca la Provincia attuale oltre a Casale Monferrato, sorsero a seconda
dell'importanza strategica castelli, borghi e ville.
L'inizio della decadenza della famiglia iniziò quando il Duca Vincenzo II°, per i numerosi debiti accumulati iniziò la "svendita" della celebre raccolta di quadri creata dai
suoi predecessori. Fu così che "I Trionfi di Cesare" del Mantegna, "La Deposizione" del Tiziano ed altri capolavori finirono nelle corti europee o dispersi
irrimediabilmente.
Alla sua morte, per mancanza di eredi diretti, il ducato toccò a Carlo Rethel Gonzaga Nevers, principe francese appartenente al ramo cadetto della famiglia. Questa investitura, uno
straniero, per di più Francese, alla guida di uno Stato piccolo ma, strategicamente importantissimo (Casale M.), provocò la bramosia e l'ira degli Spagnoli. A porre
fine alla disfida tra Francia e Spagna intervenne l'Imperatore.
Le truppe imperiali, i famigerati lanzichenecchi, descritti ampiamente dal Manzoni, dopo aver devastato il Milanese e un lungo assedio, il 18 luglio 1630 entrarono in città.
Saccheggi e devastazione si abbatterono sulla reggia e i palazzi, non risparmiando ne le chiese ne i conventi. Gli imperiali si ritirarono nel 1631 con un bottino immenso,
lasciando solo morte e distruzione.
Si calcola che tra la peste e le uccisioni circa 130.000 abitanti del Ducato morirono in questo periodo, riducendo la popolazione a 43.000 unità. Negli anni successivi vi fu, in
contrapposizione al declino dei regnanti, l'accrescimento del prestigio di alcune famiglie nobili, sorsero cosi i palazzi:
Valenti (1640);
Sordi (1660);
Canossa (1669). L'opera di disgregazione del patrimonio artistico fu proseguita dai successivi
duchi fino al 1707, anno in cui l'ultimo duca, Ferdinando Carlo, fuggi da Mantova a Venezia, portandosi dietro gli ultimi tesori della famiglia. Con l'accusa di "fellonia"
che lo dichiarò decaduto, il Ducato passò all'Austria.
La stabilità del nuovo corso riabilitò, in parte, la città.
Fu definitivamente risolto il problema della cupola (attuale) di
S.Andrea con l'intervento di Filippo Juvara (1733-1765). Fu costruita la nuova (attuale) facciata del
Duomo (1775) in sostituzione di quella gotica.
Sorsero nuovi palazzi:
Palazzo Cavriani (1756),
Palazzo degli Studi (1763),
Palazzo Bianchi (1756-86) oggi Palazzo Vescovile,
il teatro Scientifico (1767-69), palazzo
dell'Accademia (1773-75), ristrutturato e in parte ricostruito
Palazzo D'arco (1783). Furono tolte le vecchie denominazioni a quartieri medioevali, creando la
toponomastica attuale. In questo periodo (1770) L'Imperatore Giuseppe II° con l'intenzione di "purificare" la Chiesa aveva iniziato una politica di appropriazione
dei beni ecclesiastici abolendo chiese e conventi. Tale politica fu accentuata con l'arrivo delle truppe napoleoniche (1797) e ciò portò nuovi saccheggi, "emigrarono" in
Francia numerosi oggetti preziosi e dipinti tra cui "La Madonna della Vittoria " del Mantegna.
Gran parte dei capolavori conservati nelle Chiese dell'epoca furono razziati. Di questo periodo l'interramento della zona paludosa e del porto dell'Ancona, con la creazione dell'attuale
Piazza Virgiliana. Nel 1810 fu fucilato nei pressi di
Porta Giulia del Borgo di Porto (oggi Cittadella), Andreas Hofer che aveva guidato l'insurrezione del Tirolo contro
Napoleone.
Il successivo ritorno della dominazione austriaca (1815) portò un periodo di sanguinosa repressione determinata dalle idee di riunificazione risorgimentali.
Durante le guerre d'indipendenza la città fu fortificata diventando un pilastro del famoso "Quadrilatero". Rei di aver cospirato contro l'Austria caddero dal 1851 al 1855 i Martiri di Belfiore (dalla località ove per gran parte di loro fu
eseguita la sentenza di morte). Unica costruzione degna di menzione di questo periodo, il "
Teatro Sociale" (1818-1822). Mantova fu annessa al Regno d'Italia nel 1866 dopo la III° Guerra d'Indipendenza.
In seguito all'istituzione della provincia di Mantova, nel 1868, il
comune di Mantova con 28.197 abitanti, fu incluso nel distretto I di Mantova e
veniva amministrato da un sindaco, da una giunta e da un consiglio. Popolazione
residente nel comune: abitanti 26.687 (1871); abitanti 29.974 (1881); abitanti
30.127 (1901). Nel 1901 al comune di Mantova venne aggregata la frazione di Te,
facente parte in precedenza del comune di Virgilio (R.D. 25 aprile 1901, n.
212). Nel 1906 al comune di Mantova venne aggiunta una porzione di territorio,
staccata dal comune di Curtatone. Popolazione residente nel comune: abitanti
32.631 (1911); abitanti 35.866 (1921). Nel 1925 al comune di Mantova vennero
aggregate zone di territorio, staccate dai comuni di Curtatone, Porto Mantovano,
San Giorgio di Mantova e Virgilio (R.D. 26 febbraio 1925, n. 200). In seguito
alla riforma dell’ordinamento comunale dell’amministrazione locale disposta nel
1926 il comune veniva amministrato da un podestà e da una consulta. Popolazione
residente nel comune: abitanti 41.923 (1931); abitanti 40.467 (1936). Nel 1942
al comune di Mantova vennero aggregate zone di territorio, staccate dai comuni
di Curtatone, Porto Mantovano, Roncoferraro e San Giorgio di Mantova.
Popolazione residente nel comune: abitanti 53.810 (1951); abitanti 62.411
(1961); abitanti 65.703 (1971). Nel 1971 il comune di Mantova ha una superficie
di ettari 6.397.
Per approfondimenti sulla Famiglia Gonzaga visitare i siti:
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